Un pensiero realista sull’Unione Europea
E’ un ritmo stordente quello che il Psd mette nel promuovere l’ingresso di San Marino nell’Unione Europea, ma come a volte accade nel sostenere una tesi, si rende pubblica mezza verità. Questo passo viene mostrato come la soluzione

- Mattia Guidi
e l’alternativa al rapporto con l’Italia, quando in realtà ci renderebbe ancora più dipendenti dal nostro dirimpettaio perché (almeno in base alle parole del funzionario UE invitato un paio di anni fa ad un convegno organizzato dall’ex Segretario agli Esteri Stolfi) nel Parlamento Europeo dovremmo essere rappresentati da un parlamentare italiano.
Non è tutto qui, un secondo passo determinante, che svilisce ulteriormente la tesi di parte dell’opposizione, riguarda i tempi d’ingresso nell’UE che sono nell’ordine di più di un decennio. Eppure questa, secondo il Psd, dovrebbe rappresentare una soluzione immediata ai problemi economici e di rapporti internazionali, di San Marino. In realtà, in questo momento, questa scelta costringerebbe il Paese ad un enorme dispendio di energie (in un momento di crisi), in primis per ciò che concerne l’adeguamento della normativa (si badi bene, TUTTA LA NORMATIVA, nei più disparati campi, non solo quello economico) a quella dell’UE e in secondo luogo perché viviamo un momento di difficoltà che non necessita di ulteriori complicazioni.
Siccome quest’articolo potrebbe essere malinteso, voglio subito chiarire che non sono per avere un esclusivo rapporto con l’Italia e bendarci gli occhi nei confronti del resto del Mondo. Tantomeno sono contrario a un avvicinamento alla comunità europea che potrebbe portare una ventata d’ossigeno alla nostra economia. Tuttavia credo più praticabile un altro percorso, più veloce e più leggero per il nostro Paese, lo Spazio Economico Europeo, in cui forse, magari, potremmo riuscire a negoziare alcuni aspetti per noi imprescindibili, come le limitazioni alla libera circolazione delle persone e al libero stabilimento. In questo passaggio storico, secondo il mio modesto parere, il SEE potrebbe essere la giusta dimensione per noi, poi nessuno ci vieterà di proseguire e arrivare anche all’Unione Europea ma, in questo caso, quantomeno pretendo di essere rappresentato da un parlamentare sammarinese, eletto dai sammarinesi.


offrirci una boccata d’ossigeno. Ma dobbiamo fare ancora molta strada perché qualsiasi accordo firmato, più che essere un importante traguardo, deve costituire una base di partenza per lavorare in prospettiva e finalmente con una sana dose di lungimiranza. Una gestione oculata della spesa pubblica, che comporterà scelte difficili ma necessarie, sarà il primo passo per focalizzare gli investimenti dello Stato su punti strategici e fondamentali per il Paese. Non possiamo più sperare che l’intervento pubblico risolva ogni singola questione nell’immediato: non lo faceva prima, figuriamoci se può avere le risorse per intervenire adesso. Lo sviluppo socio-economico del nostro Paese deve necessariamente dipendere da interventi strutturali e non “tampone”, come quello del casinò che resta una fonte di ricchezza incerta ed instabile. Anche se il casinò fosse nel programma di governo e venisse realizzato, non sarebbe una mossa risolutiva per nessuno dei nostri problemi. Invece, rischierebbe di mettere in difficoltà le nostre forze dell’ordine, già molto impegnate per tenere sotto controllo le attività criminose in territorio e anche il sistema politico, come si è recentemente visto nell’esperienza della San Marino Giochi, nei suoi legami e condizionamenti sulla vita istituzionale del Paese. Le “mosse” che credo ipotizzabili e concretizzabili per San Marino sono di tutt’altra specie. Il turismo deve ritornare ad essere uno dei nostri capisaldi economici. Quindi occorre valorizzare il Centro Storico per eccellenza e tutte le aree che ancora possono vantare un valore e una peculiarità ambientale. Senza dimenticare che il Monte Titano, il centro storico di Città e di Borgo sono entrati a far parte dell’Unesco. Individuare nicchie turistiche di pregio che possano essere compatibili con la nostra disponibilità territoriale come ad esempio: il ciclo turismo, l’enogastronomia, congressi e convegni di carattere internazionale, ecc. In relazione al turismo ma non solo, c’è il commercio, in particolare quello al dettaglio che bisogna assolutamente valorizzare, incentivare e rendere competitivo, perché lascia sul nostro territorio e nelle casse dello stato importanti risorse economiche derivanti dal versamento della monofase e non solo. Il parco scientifico e tecnologico sarà un obiettivo indispensabile per la valorizzazione dell’alta scolarizzazione dei ragazzi, per creare un’economia ad alto valore aggiunto, non più basata sull’erosione degli stipendi e dei diritti dei lavoratori che fra l’altro oggi, forse per la prima volta, dopo una serie di conquiste sociali, si trovano in una situazione di difficoltà evidente. Un settore economico molto importante, che parte dal presupposto di rinnovare le relazioni dell’uomo con il pianeta Terra, e che deve essere strettamente correlato al parco scientifico-tecnologico è quello della “green economy”. Il contributo del parco scientifico e tecnologico collegato ai possibili brevetti registrabili, alla produzione e alla commercializzazione di prodotti per l’incentivazione del risparmio energetico, del risparmio idrico, per l’implementazione di tecnologie che producono energia rinnovabile per le abitazioni e le aziende, sono solo alcune attività che troverebbero maggiore spazio nella nostra economia. La “green economy” sarà il nuovo settore economico a cui andrà dedicata attenzione ed investimenti per valorizzare le aziende sammarinesi che vogliono e vorranno entrare in questo mercato emergente e necessario anche al nostro Paese. Potrei approfondire ancora le proposte di cui ho parlato brevemente ed aggiungerne altre altrettanto interessanti ed appetibili per il nostro obiettivo. Credo che con una sana dose di buona volontà si possa ottenere un vantaggio indiscutibile da questa crisi economica che ci può dare l’input per ricercare ed ottenere un sistema economico diverso, nuovo e probabilmente più solido del precedente.