SISS: CRONACA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

giovedì, 30 aprile 2009

 

La Legge 3 maggio 2007 n. 57 recita all’articolo 1: <<Dall’anno scolastico 2007/2008 il titolo di studio richiesto per l’accesso all’insegnamento nella Scuola Media Inferiore e nella Scuola Secondaria Superiore e per l’insegnamento della Lingua Inglese nella Scuola Elementare ed Educazione Fisica nelle Scuole di ogni ordine e grado, è il diploma di Specializzazione per l’insegnamento secondario riferito alla specifica classe di concorso>>. Cosa questo significhi lo sanno, e bene, varie decine di studenti sammarinesi. A loro, infatti, magari laureati a pieni voti ed altamente qualificati, viene concesso l’accesso alle graduatorie, ma senza la maturazione del punteggio, senza dunque possibilità di “carriera”. Già, perché secondo le linee dettate dal Governo Italiano, le SISS sono state sospese: di fatto, se non in pratica, non esistono più.

Non amo dietrologie e scaricabarile, credo quindi che questa emergenza sia da risolvere, e con celerità, da parte dell’attuale Governo. Cambiare le regole, per giunta mentre molti già avevano investito anni di studi e di spese per intraprendere la professione docente è, se non scorretto, almeno inopportuno. È necessario ristabilire pari dignità ed opportunità per tutti coloro che vogliano diventare insegnanti.

Questo non vuol dire essere contrari a corsi di specializzazione o ad ulteriori percorsi formativi. Anzi. Il ruolo dell’insegnante è indiscutibilmente un ruolo chiave della società. Una classe docente preparata, aggiornata ed altamente qualificata è un dovere per ogni Stato, soprattutto per San Marino, che potrebbe basare tanta parte del suo sviluppo sulla cultura e sulla ricerca.

Fino a pochi anni fa era proverbiale la lunghezza del cursus per chi voleva diventare medico. Oggi, questi ormai sono i fatti, un aspirante docente non deve fronteggiare una strada più breve. Nel concreto: dopo una laurea magistrale (5 anni) si richiede la specializzazione o SISS (3 anni in media), dopodichè si apre un’ampia gavetta di precariato che, ad essere ottimisti, si può quantificare in 7-8 anni. Il tutto per un totale di 16 anni.

Ciò, come dicevo, potrebbe anche essere accettato, ma la vacanza delle SISS, combinato alla normativa sammarinese, ha irrimediabilmente inceppato l’ingranaggio.

Come uscire dall’intoppo? AP e con essa AG sono impegnate in discussioni approfondite su questa tematica. Bisogna fare presto e bene, ristabilendo pari opportunità tra tutti i cittadini che intendano accedere al modo del lavoro.

Personalmente ritengo che dopo una laurea quinquennale le conoscenze di base per poter ricoprire il ruolo di insegnante si possano considerare acquisite. Forse sarebbe necessario integrare le competenze disciplinari con quelle pedagogiche e docimologiche. Ma c’è un altro fatto che ritengo basilare: l’esperienza sul campo. Infatti per diventare insegnanti mi pare fondamentale possedere spiccate capacità relazionali. La capacità insomma di mantenere l’attenzione, di comunicare con un certo carisma e passione ciò che si sa. Queste qualità non si possono accertare, né tantomeno insegnare, credo, se non mettendole direttamente alla prova.

Una possibile soluzione, quindi, potrebbero essere dei periodi di tirocinio, i contenuti e le durate dei quali dovrebbero essere meditati e definiti con attenzione.

Questo però è solo un contributo personale. Perché possa prendere maggiore consistenza è necessario un ampio e celere confronto, anche e soprattutto con gli interessati. Tenedo presente sempre un doppio obiettivo: garantire il miglior servizio alle famiglie utenti della Scuola e preservare tenacemente la dignità della professione docente.

 

Nicola Renzi – Direttore de "Il Cantiere"

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