UN’ANALISI ONESTA DEI RAPPORTI CON L’ITALIA E DELLE PROSPETTIVE

venerdì, 15 aprile 2011

Andrea Zafferani

In questo pezzo voglio estraniarmi (o almeno provarci) dalla posizione politica che occupo, e tentare di analizzare alcune situazioni che penso possano essere condivise e notate da tutti. Per poi cercare qualche soluzione.

I PASSI COMPIUTI DALLA REPUBBLICA

Credo sia indubbio che dal Giugno 2008 San Marino ha adeguato la sua normativa agli standard internazionali sotto tantissimi aspetti:

  • in primis la legge antiriciclaggio e la legge che ha istituito l’Ufficio Centrale di Collegamento e l’Ufficio Vigilanza sulle attività economiche, basi portanti di tutti gli adeguamenti legislativi futuri;
  • poi in generale leggi più stringenti sul fronte dell’adeguata verifica della clientela e aumento sanzioni;
  • abolizione anonimato societario (si, esistono ancora le fiduciarie, come in tutto il mondo, ma la Banca Centrale, e tramite essa le autorità di controllo e di contatto come il CLO, sa chi sono gli effettivi beneficiari economici delle partecipazioni);
  • nuova legge sulle rogatorie che facilita la collaborazione in materia giudiziaria con altri Paesi e, nel frattempo, la sentenza Emiliani che, condivisibile o meno, ha consentito comunque la trasmissione di un ampio ventaglio di informazioni su 2 filoni di indagine importanti;
  • forte mitigazione del segreto bancario (abbiamo scritto nella Lisf che questo è superabile in presenza di una richiesta motivata di scambio di informazioni fiscali);
  • attivazione per Decreto dello scambio di informazioni fra gruppi bancari interstatuali già esistenti (vale a dire fra banche sammarinesi e capogruppo italiane), anche in assenza di un accordo fra le banche centrali;
  • maggiori poteri di indagine per l’Ufficio Centrale di Collegamento, che diventa l’organo deputato allo scambio di informazioni ed ha ampio potere di accesso ad esse ovunque si trovino;
  • il provvedimento sul prepagamento dell’IVA (che purtroppo non è stato confermato per il 2011, e questo secondo me è un errore, ma che comunque è rimasto in vigore diversi mesi dando un taglio alle triangolazioni).

e sicuramente dimentico qualcosa di rilevante. In più tanti Accordi per lo Scambio di Informazioni con Paesi anche di grandi dimensioni (es: Francia, Regno Unito), e qualche Accordo contro le Doppie Imposizioni.

Questa è solo un’analisi della situazione, che esula dall’attribuzione dei meriti. Diciamo pure che abbiamo fatto queste cose perchè costretti, ma è indubbio che San Marino si è adeguato a molte (se non tutte) le richieste della comunità internazionale, ha superato un passato molto discutibile di soldi facili e di assenza di controlli, e ora vuole essere aiutato a risolvere le ulteriori criticità che rimangono, residue di quel passato (infiltrazioni malavitose su tutte), attraverso una leale collaborazione con l’Italia, perchè San Marino (o almeno la maggior parte di esso) oggi vuole cambiare e vuole un’economia diversa!

DISPONIBILITA’ A TRATTARE, ALL’UNANIMITA’

C’è di più però. L’Italia, tramite azioni ufficiali (lettere e incontri) e ufficiose (colloqui e scambi informali) ha fatto sapere di voler “sperimentare” con San Marino ciò che in Europa va sostenendo: l’esigenza di uno scambio automatico di informazioni. Una cosa che in Europa ancora non si fa, ma che probabilmente si farà nei prossimi anni, attraverso modelli precisi.

San Marino ha detto “ok, va bene, discutiamone”. E lo ha detto all’unanimità, in un Consiglio di Giugno 2010, approvando un ordine del giorno dove si dava la piena disponibilità a trattare su tutti i temi aperti (scambio automatico di informazioni compreso) e su tutte le richieste italiane, in cambio dell’uscita dalla black list, della normalizzazione dei rapporti, della possibilità per le nostre banche di lavorare in Italia, e della firma dell’Accordo sulle Doppie Imposizioni. 4 richieste che credo siano legittime.

Sottolineo che questa disponibilità è arrivata all’unanimità, quindi anche qui non voglio ascrivere meriti a nessuno.

DALL’ITALIA, SILENZIO

Tali deliberazioni del CGG sono state inviate alle competenti autorità italiane con la richiesta di un incontro ufficiale in cui discutere di tutto e riannodare i fili del dialogo. Ma da Roma, solo silenzi, se si eccettua qualche incontro tecnico spesso preceduto o seguito da attacchi mediatici. Un atteggiamento quantomeno strano!!

Il dialogo si è poi riannodato con il Ministero degli Esteri, con cui ci son stati diversi incontri anche politici, in cui sono stati riconosciuti i passi avanti della Repubblica e il fatto che oggi abbia le carte in regola per firmare gli Accordi. Non la pensa così il Ministero dell’Economia, che non perde occasione di rinfacciare a San Marino anche cose su cui ha già provveduto a porre rimedio (es: dei 9 punti critici evidenziati dall’on.Viale nella risposta all’interrogazione dell’on. Marchioni, almeno 5 sono già stati risolti).

NON SAREBBE MEGLIO ANCHE PER L’ITALIA FIRMARE?

C’è poi un’analisi di tipo logico da fare. Se l’Italia (o il MEF) vuole davvero

  • recuperare l’evasione fiscale (dell’IVA e delle imposte dirette) che transita da San Marino,
  • combattere le infiltrazioni malavitose e in generale il riciclaggio di denaro che passa da San Marino e inquina il circondario,
  • tenere sotto controllo ciò che fanno le banche sammarinesi controllate dalle banche italiane, rendendo trasparenti i 2 sistemi,

non sarebbe meglio anche per l’Italia firmare gli Accordi che ancora sono sul tappeto? Infatti:

  • Un accordo contro le doppie imposizioni che contenesse lo scambio automatico di informazioni le consentirebbe di non dover nemmeno fare la fatica di scovare gli evasori, le informazioni gliele daremmo noi da soli.
  • Un accordo di collaborazione fra le forze di polizia che consenta alle forze dell’ordine italiane di venire a fare ispezioni in Repubblica assieme alle forze dell’ordine sammarinesi, semplificherebbe anche all’Italia il lavoro di contrasto alla malavita che si può insinuare nel circondario della Repubblica
  • Un accordo fra le 2 banche centrali, che consentisse anche ispezioni congiunte delle Autorità di Vigilanza e prevedesse uno scambio di informazioni continuo, faciliterebbe la lotta al riciclaggio di denaro e migliorerebbe la solidità dei 2 sistemi.

Tali considerazioni sono per me ovvie. Se l’Italia davvero volesse fare quel che dice di voler fare a parole, la soluzione logica sarebbe firmare gli Accordi. Se poi San Marino non li rispettasse, come fatto in passato, allora avrebbe tutte le ragioni per trattarci male.

Ma lasciarci in black list, non parlarci nemmeno, proseguire negli attacchi, privarci giorno dopo giorno delle competenze e dei capitali italiani (ad esempio nel settore bancario), creare sempre nuove difficoltà nell’interscambio, o sempre nuovi disservizi non solo mette in difficoltà economica enorme il Paese, perchè le aziende se ne vanno e la disoccupazione cresce, ma rischia anche e soprattutto di ridurre il consenso della cittadinanza verso il cammino che dobbiamo fare per metterci completamente in regola (della serie “si stava meglio prima, torniamo a fare quello che facevamo, e vai di casinò…”). E l’Italia questo non può non saperlo.

E SE L’OBIETTIVO FOSSE UN ALTRO…

L’atteggiamento è talmente incomprensibile, direi illogico, da farmi pensare che, forse, l’obiettivo italiano non è una San Marino trasparente, integrata nel mercato italiano ed europeo, collaborativa,una San Marino che possa diventare un’opportunità per l’Italia, ma una San Marino allo stremo, ridotta a dover chiedere aiuto per poter vivere, una San Marino infine sotto controllo italiano.

In questa direzione spingerebbero, oltre a questa semplice quanto ovvia analisi che ho cercato di fare, anche alcune voci informali raccolte in ambienti italiani.

…QUESTE SAREBBERO LE STRADE POSSIBILI

In questi giorni sta montando una grossa, quanto legittima preoccupazione, da parte dei cittadini e degli imprenditori. I primi preoccupati per il proprio lavoro, i secondo per le proprie aziende. Si accusa il Governo, responsabile di non saper togliere San Marino dall’attuale situazione di crisi, convinto di aver fatto tutto e incapace di elaborare altre strade.

Le preoccupazioni si possono capire. Sono condivise anche dalla politica, naturalmente. Ma quello che serve sono le soluzioni ai problemi, e qui tutti possono e devono fare la loro parte.

Possiamo certamente tentare con una proposta venuta fuori in passato, quella cioè di introdurre unilateralmente nel nostro ordinamento lo scambio di informazioni sul modello Ocse 2005 (a richiesta), dando la disponibilità a quello automatico in caso di contemporanea firma di un accordo contro le doppie imposizioni. Mi sembra che il Psd avesse fatto una proposta in tal senso. Non credo che sia una proposta risolutiva, ma si può tentare.

Possiamo provare a introdurre nel nostro ordinamento il sistema IVA, che oltre a semplificarci la vita nell’interscambio commerciale con altri Paesi europei, riduce le triangolazioni e le distorsioni.

Possiamo tentare altre cose, ma se l’obiettivo di Tremonti è quella di fare di San Marino un protettorato, è inutile accusare i Segretari o il Governo di non saper trattare o di sbagliare atteggiamenti, perchè sono proprio gli obiettivi di fondo che sono inconciliabili e non si potrà mai giungere ad una soluzione soddisfacente senza prima aver fatto una scelta fra 2 alternative.

Quali sono queste alternative? Secondo me:

  1. accettare questa linea italiana, godendo di “protezione” economica, probabilmente di una distensione dei rapporti e di una nuova crescita, ma perdendo sovranità (sotto vari aspetti);
  2. cercare di mettere in piedi al più presto un’economia che non abbia bisogno dell’interscambio con l’Italia. Un’economia che si faccia qua, in Repubblica, dove siano i consumatori/utenti da fuori a venire da noi: ciò significa turismo di qualità con strutture di sosta, commercio al dettaglio di alto livello, servizi, ricerca, strutture mediche di eccellenza, imprese che insedino qui i loro poli di ricerca (es nel Parco Tecnologico), sviluppo dell’Università.

Significa cioè passare da un’economia industriale ad un’economia di terziario. Si può fare, l’han fatto altri, piccoli Stati e piccoli territori. Qual è il problema? Il tempo! Per mettere a regime un’economia del genere occorre un attenta pianificazione legislativa, infrastrutturale, fiscale, formativa, e una ricerca continua di investitori all’estero; poi serve tempo perché gli investimenti arrivino, e perché le imprese che si creeranno possano avere ricavi e crescere.

Una stima realistica potrebbe essere 5 anni. Nel frattempo, l’industria progressivamente sparirà e la disoccupazione crescerà, finché non potrà essere riassorbita dalle nuove attività; il bilancio soffrirà e occorreranno tagli e sacrifici. Il Paese, e i suoi cittadini, vivranno un periodo di recessione e sofferenza.

POCHE CERTEZZE, MOLTI DUBBI…

Questa è la mia analisi: se l’obiettivo di Tremonti è quello di renderci un protettorato (e verso questo spingono diverse considerazioni, che ho tentato di fare sopra), non vedo alternative ad una scelta fra queste 2 ipotesi!

Potrebbe anche non essere questo l’obiettivo, certamente. Magari davvero vuole renderci trasparenti e collaborativi ma allora perché questo atteggiamento che non ha nessuna logica? Perchè questo mettere San Marino in enorme difficoltà economiche, minando il consenso sociale verso i percorsi da fare?

Qui tutti sono pieni di certezze, tutti sanno benissimo cosa vuole Tremonti, tutti accusano a destra e a manca, scaricando sempre le responsabilità; io invece sono pieno di dubbi e incertezze, e credo che un approccio più costruttivo da parte di tutti sarebbe necessario!

UNITA’ SU QUESTI TEMI

In ogni caso, qualunque analisi, qualunque politica, qualunque sacrificio che verrà richiesto non potrà certo essere proposto in una situazione di 30 contro 28 e di contrapposizione come quella attuale.

Abbiamo bisogno di un periodo di unità e condivisione fra le forze politiche, dove alla necessaria autocritica complessiva per un passato in cui tanti si sono cullati, segua:

  • un’analisi della situazione scevra da strumentalizzazioni, dove ognuno metta a disposizione la sua testa e le sue riflessioni,
  • poi la condivisione e la mediazione di queste analisi
  • e infine la ricerca di soluzioni possibili, con le decisioni conseguenti in materia di progetto economico da attuare.

Questo Paese deve capire le problematiche, gli obiettivi veri della controparte italiana e sulla base di quelli prendere una strada per la propria futura economia. Ma lo deve saper fare in maniera unitaria, in modo che le politiche che ne scaturiranno siano condivise da tutti e portate avanti negli anni a prescindere dai Governi che si susseguiranno.

Il Governo sappia riconoscere le sue mancanze e sappia chiedere aiuto, mettendo in discussione alcune posizioni e, se richiesto, alcuni uomini. L’opposizione non si limiti a strumentalizzare le cose che non vanno, ma dia il proprio contributo costruttivo in termini di soluzioni. E poi si spieghi correttamente alla cittadinanza la situazione, le possibili soluzioni e quello che la aspetterà.

Non vedo altra soluzione, in questo momento, per il Paese.

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