Referendum – 2° Agorà

Buonasera anche da parte mia a tutti gli ospiti ed ai gentili intervenuti.

Fin dall’inizio del mio impegno politico il referendum ha suscitato interesse ed una sorte di rigoroso rispetto.

Rispecchia il volere della gente, la sana partecipazione politica dei cittadini alla vita sociale e pubblica del proprio paese.

La massima espressione democratica che una comunità, che si riconosca in regole collegiali,può realizzare.

Spesso lo si invoca, quando la politica si trova in difficoltà e non vuole assumersi la responsabilità dell’ agire.

Un esempio su tutti è l’ingresso nell’unione europea.

E’ abusato in altre circostanze, quando un gruppo politico o semplicemente un insieme di persone, non collegate da tettami politici univochi, decidono di dare vita ad un comitato, per sostenere uno o più quesiti referendari.

Personalmente sia nel primo che nel secondo caso l’uso del referendum è legittimo.

I cittadini devono contare e dobbiamo impegnarci in questo.

E’ auspicabile che gli elettori non vengano tenuti in considerazione solamente nel momento delle elezioni politiche od amministrative, ma in tutti i momenti di vita sociale e politica.

Il referendum è uno di questi.

Dispiace notare come invece, il referendum, nel corso degli ultimi dieci anni a San Marino,  non sia stato adeguatamente considerato da una parte dalle istituzioni e dall’altra dai cittadini stessi.

Nel primo caso i maggiori responsabili sono stati i partiti politici che lo hanno utilizzato a loro piacimento, a seconda dell’opportunità del momento.

Il nostro partito, in questo è stata sempre molto sensibile.

Alleanza popolare lo ha sempre rispettato.

Negli ultimi anni il referendum nel nostro paese non è più una metodologia democratica, la politica si è interrogata su questo?

È auspicabile che la classe politica di un paese non si domandi perché i cittadini non rispondono a queste chiamate di democrazia diretta?

Non è tollerabile, a mio avviso, che si proceda di questo passo.

3 agosto 2003, 4 luglio 2005 e 16 marzo 2008 sono le date delle ultime tornate refendarie andate deserte.

In cui i sammarinesi non si sono recati a sostenere la loro vita democratica, con le loro idee e le loro proposte.

Hanno preferito fare altro.

Nell’ultima tornata referendaria è balzato agli occhi delle persone più attente un dato molto interessante, riguardo alla scorporazione del voto tra cittadini residenti e cittadini non residenti.

La cittadinanza interna si è attestata attorno al 50 % mentre i sammarinesi che provengono da oltre confine equivale ad un 5,64%.

Credo che qualsiasi commento a questi due dati si superfluo.

Occorre precisare la nostra opinione e le linee programmatiche che vogliamo proporre.

Su tematiche importanti quali quelle sul mondo del lavoro, su cui si è basato il giudizio popolare nello scorso marzo è auspicabile che vengano chiamati alle urne tutti i sammarinesi, anche quelli a cui non tocca personalmente il quesito?

Lascio a voi, gentili ospiti questo interrogativo.

Noi pensiamo che su materie referendarie importanti e vincolanti solamente per i cittadini residenti vengano coinvolti solo i cittadini residenti, come d’altronde avviene per le elezioni amministrative, Giunte di Castello.

Altra tematica che a tutti noi sta particolarmente a cuore, e che non mi vede secondario in questa visione, è il quorum.

Questa parola risuona nelle orecchie e nella mente dei comitati promotori come un’ombra malefica e nei politici di governo come uno spettro.I primi pensano di raggiungerlo nel più breve tempo possibile i secondi sperano che non arrivi mai.A San Marino la quota di validità di un referendum è particolarmente alta.

Nei paesi europei viene stilato sulla quota dei votanti e dei partecipanti.

Un senso lo può avere.

Nel nostro paese viene stilato in base ai favori che il quesito referendario ottiene.

Quindi sui si.

Per diventare realtà un quesito referendario deve ricevere tanti si pari al 32% del corpo elettorale.

Cifra assolutamente proibitiva se consideriamo che un buon 35 % dei sammarinesi risiede fuori confine.

La nostra proposta, che è stata già oggetto di istanza d’arengo è l’abolizione del quorum e l’invitabile innalzamento delle firme.

Conta chi partecipa attivamente alla vita sociale e politica di un paese.

Deve determinare, in ultima istanza, le sorti delle regole democratiche chi decide di uscire di casa e recarsi a votare, magari anche in periodi di ferie estive.

L’assenteismo e la non volontà deve essere assolutamente condannata nella forma più estrema ed estremista.

L’innalzamento delle firme garantirebbe un maggior radicamento della proposta tra i cittadini.

La proposta presentata dai cittadini ai cittadini sammarinesi stessi sarebbe una reale necessità per il paese e non una strumentalizzazione politica di qualche gruppetto politico o che si arringa questo volere.

Alternativa Giovanile nel corso di questa legislatura, direi deprimente legislatura, si è impegnata e si impegnerà affinché lo strumento di democrazia diretta abbia quel valore che merita.

Concludo il mio intervento mettendo in evidenza un altro tema assolutamente preminente.

Ag chiede che il Collegio dei Garanti decida sull’ammissibilità del referendum in maniera preventiva.

E’ auspicabile che decida prima che inizi la raccolta delle firme da parte del comitato promotore  del referendum.

Ovviamente pensiamo a tutta una serie di metodologie che impedisca strumentalizzazioni in questo senso.Grazie